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Le cave di marmo erano probabilmente già utilizzate durante l'età del rame dai primitivi abitanti della zona per produrre utensili vari e oggetti decorativi e commemorativi da interrare nei sarcofagi con i defunti.
Con i Romani si sviluppò l'attività estrattiva vera e propria, e a partire dall'epoca di Giulio Cesare rifornisce di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite dal porto di Luni.

Dal V secolo all'anno 1000 l'attività estrattiva subisce un periodo di stasi a seguito delle invasioni barbariche. In seguito con la maggiore diffusione del Cristianesimo il marmo viene richiesto in grandi quantità per l'edificazione di edifici religiosi e per il loro arredo interno. La fervente attività delle cave si deve soprattutto ai maestri comacini, tra cui Giovanni Pisano e Nicola Pisano, che lo utilizzano per le loro opere nell'Italia centrale. In seguito fu il marmo utilizzato da Michelangelo per le sue sculture e veniva a scegliere personalmente i blocchi nelle quali realizzare le proprie opere.

L'escavazione del marmo nelle Alpi Apuane risale ad epoche assai remote (I sec.a.c.) e ha subito nel secolo scorso profonde trasformazioni. Anticamente l'escavazione avveniva con metodi ed utensili molto semplici, e con gran dispendio di tempo e lavoro per ottenere risultati modesti.

La vera e grande rivoluzione nella tecnica estrattiva avvenne alla fine dell’800 con le invenzioni del filo elicoidale e della puleggia penetrante. […] Mediante questi due geniali accorgimenti tecnici la puleggia, scorrendo su un apposito strumento a cremagliera chiamatamacchinetta che ne consente il regolare e continuo abbassamento, assolve contemporaneamente a due funzioni: mentre penetra nel marmo trascina nella scanalatura il filo elicoidale che provoca il taglio del blocco.

La Ferrovia del marmo la gloriosa Marmifera per quasi un secolo fu adibita al trasporto del marmo,costruita fra il 1876 e il 1890 collegava i principali centri di stoccaggio dei blocchi dei tre bacini marmiferi carraresi -Torano, Miseglia e Colonnata-con le segherie in pianura, il porto di Marina di Carrara e la rete ferroviaria nazionale: fu una impresa enorme dati i mezzi dell’ epoca: si dovevano superare 450 m. di dislivello per una lunghezza totale di 22 km. attraversando un gran numero di ponti e ferrovie. La “ marmifera” operò a lungo in sostituzione della rete stradale, ma la concorrenza con i moderni mezzi di trasporto la rese antieconomica e dopo un breve travaglio nel 1964 la ferrovia cessò la sua attività e, il suo tracciato venne in parte trasformato in strada.

Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Marmo_di_Carrara


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